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Anche tu sei collina
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Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.

C'è una terra che tace
e non è terra tua.
C'è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.

E' una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E' una terra cattiva -
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.

Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un'ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l'infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.

Cesare Pavese

30-31 Ottobre 1945
(da “La terra e la morte”)



     “La terra e la morte” raccoglie nove poesie scritte a Roma tra il 27 ottobre e il 3 dicembre 1945 per Bianca Garufi, scrittrice di origine siciliana, con la quale Pavese iniziò a scrivere a capitoli alterni il romanzo Fuoco Grande, rimasto incompleto.
     La raccolta fu pubblicata in «Le Tre Venezie» di Padova, rivista diretta da Antonio Barolini, anno XXI (1947), fascicolo 4-5-6. Due poesie (“Terra rossa, terra nera” e “Tu non sai le colline”) uscirono anche, per volontà dell’autore, nel catalogo Mostra di disegni del pittore Ernesto Treccani, «Galleria di pittura», Milano 1949. Le poesie furono riportate da Giacinto Spagnoletti nella sua Antologia della poesie italiana 1909-1949, Guanda, Modena 1950.
     Rispetto a “Lavorare stanca”, questa raccolta si distingue per l’intenso lirismo e per l’uso di un verso breve, perlopiù il settenario, che allontana dai ritmi maggiormente narrativi della poesia-racconto tipici delle prime poesie. Semmai queste liriche possono venir accostate a quelle, altrettanto intense, di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
     In questo periodo Pavese si sta dedicando alla stesura dei Dialoghi con Leucò e sta quindi elaborando le tematiche del mito.
     Da Torino inoltre si reca a Roma per potenziare la sede della casa editrice Einaudi.
     Esistenzialmente Pavese prende sempre più coscienza della sua solitudine, neppure la donna assicura comunicabilità, anzi ella stessa è chiusa e lontana.


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